Archivi per la categoria ‘Astacicoltura di acqua dolce’
È previsto un intervento di recupero delle popolazioni di gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes) in alcuni corsi d’acqua del Parco delle Orobie Valtellinesi.
E’ questa una delle iniziative di ripristino della funzionalità degli ecosistemi naturali, presenti nell’area centrale delle Alpi costituita dalla Valtellina, Valchiavenna e Valposchiavo, attraverso la mitigazione delle criticità di tipo ambientale presenti e per definire anche azioni di sostegno dirette alle specie ittiche di maggiore rilevanza naturalistica. [Fonte]
L’allevamento di gamberi di acqua dolce rappresenta un’interessante attività di acquacoltura avendo come oggetto la produzione di un organismo acquatico che occupa un posto importante sulla tavola dei buongustai e non solo.
Alcuni dei vantaggi di questo tipo di produzione acquatica sono: i costi economici richiesti dalla costruzione di un impianto (se confrontati con altri tipi di allevamento), una gestione facilitata, una buona riproducibilità degli animali e la possibilità di utilizzare una quantità di acqua limitata rispetto a quella ad esempio richiesta nell’allevamento delle trote.
AquaGuide organizza per Febbraio il primo corso del nuovo anno indirizzato a chi intende acquisire le nozioni di base per orientarsi fra le diverse specie di gamberi di acqua dolce, oggetto di allevamento attualmente nei diversi continenti, nonchè le indicazioni necessarie per acquisire quelle conoscenze che lo aiuteranno a progettare il suo primo allevamento acquatico.
I dettagli e le finalità del corso: leggili qui.
Contattaci se desideri avere maggiori informazioni sul corso e sulle sue modalità.
Il gambero di acqua dolce si presenta ai nostri occhi nella veste variamente colorata e differenziata morfologicamente delle sue diverse specie che hanno colonizzato svariate parti delle terre emerse del pianeta.
Per il mio attuale scopo, intendo parlare pertanto del gambero in generale senza fare riferimento ad una specie in particolare.
In generale il termine “gambero” evoca immediatamente nella testa di chi ascolta la visione di una leccornia gustosa, rinomata in tutto il mondo e consumata da tempi immemorabili da uomini di razze diverse. Tuttavia quasi mai si pensa al fatto che questo animale presenta caratteristiche organolettiche e nutrizionali di tutto rispetto per coloro che prestano attenzione particolare all’uso di cibi sani.
Da quando ho pubblicato online le mie esperienze passate di allevamento sperimentale ed artigianale del gambero di acqua dolce, numerose persone mi hanno scritto per ottenere maggiori informazioni al riguardo.
In genere la prima domanda che mi viene rivolta riguarda l’estensione del terreno ed il quantitativo di acqua necessari per poter far crescere questi animali. Quando la domanda viene motivata dal desiderio dichiarato di ricavarne anche un’attività redditizia, la risposta rappresenta spesso una doccia fredda per il richiedente allorquando lo informo sulle centinaia di metri quadrati necessari per avviare un semplice impianto pilota, adatto giusto per iniziare a farsi le ossa con questo particolare ramo zootecnico.
Dopo circa 20 giorni di incubazione e’ finalmente arrivato il tempo di appendere un centinaio di fiocchetti rosa e celesti fuori dalla porta; le uova infatti si sono schiuse sotto l’addome di mamma gambero e le giovani larve restano appese sotto di essa tramite sottili filamenti di muco solidificato per un periodo che va dai due ai tre giorni. Successivamente, quando il legamento si rompe, esse impiegano da 4 a 10 giorni per assorbire le sostanze nutritive accumulate nel loro sacco vitellino, rimanendo per tutto questo tempo attaccati con le loro minuscole chele anteriori ai pleopodi della madre.



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