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INTERVISTA SUL SITO DELLA TIMBERLAND DEDICATO A CHI SI OCCUPA DI ACQUA E DELLA SUA VALORIZZAZIONE/PROTEZIONE
Un viaggio unico per incontrare un’Italia positiva e innovativa. I suoi abitanti sono gente un po’ fuori, che vive, lavora e si diverte a stretto contatto con l’acqua.
E se ne prende cura.
***Aquaguide, nuove forme (sostenibili) di agricoltura e allevamento***
“Parlare con Davide vuol dire parlare con un esperto. Un professionista che ha perfezionato una tecnica fino a diventarne maestro, cercando di farla avanzare ancora e ancora. Un Earthkeepers, insomma.
Davide è il direttore di AquaGuide, una società che lavora con il metodo dell’acquaponica e cerca di promuoverlo in Italia.
«La nostra tecnica viene spesso percepita come qualcosa di fantascientifico», dice, «ma non è così. È qualcosa di molto semplice».
Si prende l’itticoltura (l’allevamento in vasca di pesci), lo si unisce con la coltivazione idroponica (la coltivazione di frutta e verdura senza terra) e si ha l’acquaponica.
In sostanza: gli scarti dell’allevamento dei pesci diventano sostanze nutritive per le piante, coltivate in grandi cassoni e senza bisogno di terriccio. Le piante assorbono le sostanze nutritive dall’acqua, la depurano e la filtrano, permettendo di riusarla per i pesci. Un ecosistema quasi perfetto e altamente sostenibile. «E il riutilizzo di acqua può arrivare fino al 99%».
La riqualificazione di un lago come quello visibile in fotografia, situato nei pressi di Ostra vicino Senigallia e gestito dalla nostra società come progetto di sviluppo produttivo ittico, consente al suo proprietario di poter ottenere un reddito aggiuntivo o addirittura alternativo producendo pesce biologico di alta qualità. La nostra società si occupa infatti, fra gli altri servizi erogati, di offrire assistenza e consulenza specializzata per lo sfruttamento ecosostenibile produttivo di bacini acquatici in disuso o sottoutilizzati riqualificandoli come laghetti di pesca sportiva oppure come siti di allevamento di specie acquatiche di valore commerciale per il mercato alimentare o per quello ornamentale e florovivaistico.
Oltre alle carpe koi, pesci rossi, pesci gatto e gamberi di acqua dolce, da qualche giorno abbiamo iniziato ad allevare anche la Tilapia, un pesce commestibile che ha l’indiscusso primato di essere la specie ittica più allevata in Acquaponica nel mondo grazie alla sua prolificità, resistenza, adattabilità e velocità di crescita (in 6 mesi è possibile ottenere esemplari con taglia di mercato pronti per essere venduti). L’introduzione delle giovani Tilapia è stata effettuata negli impianti di Acquaponica presenti nella struttura aziendale di proprietà di Acquacoltura Italia ad Osimo (AN).
Un esempio di impianto di Acquaponica a zattere galleggianti per la produzione commerciale di piante verdi a crescita rapida con l’aiuto di pesci come la Tilapia. L’impianto parte da 350 mq di superficie occupata. L’impianto può essere gestito in ambito famigliare e non richiede fatica in quanto non si devono effettuare i lavori tradizionalmente effettuati in agricoltura.
Il costo per realizzare l’impianto è in media di 30.000 euro escludendo il terreno e la serra.
“La Provincia di Lucca mette a disposizione 67.563,86 euro a fondo perduto per progetti che prevedano interventi di ammodernamento degli impianti di acquacoltura. In particolare sono ammessi progetti per il miglioramento delle condizioni di lavoro, di igiene, la salute dell’uomo o degli animali e la qualità dei prodotti, oltre che per la riduzione dell’impatto negativo sull’ambiente. Gli investimenti accolti possono usufruire di un contributo fino al 40% della spesa per i privati e, in caso di progetti predisposti da soggetti pubblici per impianti di proprietà pubblica, fino al 100% della cifra che comunque non può superare i 300mila euro.” Leggi
“Anche per il 2013 il Fish Dependence Day, giorno in cui si comincia a dipendere dal pesce importato, arriva per l’Italia con sempre più anticipo rispetto al passato: 14 aprile nel 2013, 21 aprile nel 2012, 30 aprile nel 2011.
In sostanza le scorte nazionali si esauriscono sempre prima, siamo a solo 104 giorni di “indipendenza ittica” l’anno ormai, costringendo materialmente i consumatori a dipendere dalle importazioni di pesce per il proprio fabbisogno. Una situazione che riguarda l’Italia e tutta la Ue.
Per l’Italia il grado di autosufficienza è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni, il che è dimostrato dal fatto che il giorno in cui si diventa dipendenti dalle importazioni arriva nei primi sei mesi dell’anno. E con sempre maggiore anticipo. Tale situazione è dovuta ad una diminuzione degli sbarchi di pesce pari a 30.000 tonnellate e ad un aumento di 20.000 tonnellate nella produzione di prodotti provenienti dall’acquacoltura. Tuttavia, nonostante il consumo sia diminuito, tale riduzione non è stata abbastanza veloce rispetto al suo deficit di importazione. Ciò significa che, nonostante un consumo leggermente inferiore, il nostro Paese è di fatto sempre più dipendente dal pesce proveniente da acque non-europee. L’Italia rimane dipendente dal pesce extracomunitario per sostenere circa il 70% dei suoi consumi.
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Più della metà dei gamberi consumati nei soli Stati Uniti proviene da allevamenti praticati in aree di acqua salmastra in fattorie non regolamentate come rispetto dell’ambiente e norme dibiosicurezza. La Thailandia, il Bangladesh, l’India e il Vietnam sono i principali paesi produttori.
Meno del 1% dei gamberi sono ispezionati dalle autorità Usa.
Fortunatamente negli ultimi anni stanno nascendo sempre più fattorie acquatiche che utilizzano il ricircolo e la depurazione dell’acqua di allevamento, consentendo in questo modo di poter fare produzione di crostacei anche in zone lontane dal mare a ridotto impatto ambientale e salvaguardando gli ecosistemi costieri.
Questa metodologia di allevamento può essere praticata anche nel nostro Paese per la produzione ad esempio delle mazzancolle, consentendo di poter realizzare e gestire impianti produttivi posti anche a distanza dalla linea costiera. Inoltre in questa maniera viene garantito anche un maggiore livello di biosicurezza come un migliore controllo di eventuali organismi patogeni, una maggiore qualità dell’acqua, un’efficiente protezione dall’uso involontario di acque inquinate da terze parti, l’utilizzazione di strutture di allevamento che possono essere ottimizzate per il benessere e la crescita degli animali.












