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“Frankenstein sul piatto o panacea per sfamare i poveri del pianeta? L’arrivo sulla tavola degli americani di un «supersalmone» OGM, in grado di crescere al doppio della velocità degli altri, torna a spaccare in due gli Usa, scatenando un acceso dibattito anche da noi in Italia dove un’indagine Coldiretti/Swg rivela che quasi 3 cittadini su 4 sono contrari ai cibi transgenici.”
Le ostriche sono annoverate tra i molluschi più apprezzati da un punto di vista gastronomico.
Due specie sono commercializzate sui mercati europei:
- l’ostrica piatta (Ostrea edulis);
- l’ostrica concava (Crassostrea gigas).
Il maggiore produttore comunitario è la Francia (150.000 tonnellate/anno) ed è anche il principale fornitore dell’Italia di ostriche concave, la specie più coltivata nel mondo grazie alla sua maggiore velocità di crescita e alla sua adattabilità in allevamento, con una richiesta da parte nostra di alcune migliaia di tonnellate l’anno.
Recentemente, in seguito alla riduzione dei margini di profitto conseguenti all’aumento delle produzioni italiane di mitili e vongole veraci, si sta riscontrando un interesse crescente verso le ostriche e il loro allevamento in Italia.
L’accrescimento delle ostriche concave è relativamente rapido nei primi diciotto mesi di allevamento, nel quale l’individuo raggiunge circa 6 centimetri di lunghezza conchigliare e 50 grammi di peso complessivo.
Entra in vigore il Regolamento Mediterraneo dettato dalla Commissione europea. Riviste le dimensioni degli animali da catturare e le distanze dalla costa. A rischio anche vongole, calamaretti, bianchetti e frittura di paranza.
“Lo stop alle telline mette a rischio oltre un milione di piatti, dagli spaghetti alle zuppe, serviti ogni anno con il gustoso mollusco nelle case e nei ristoranti soprattutto nel Lazio, ma anche in Puglia, Campania ed in altre regioni. E’ quanto stima la Coldiretti in riferimento all’entrata in vigore del Regolamento comunitario Mediterraneo che introduce dal primo giugno nuove norme per la pesca che di fatto rischiano di far sparire dalle tavole degli italiani le telline, tutelate e festeggiate con sagre nel litorale romano, ma anche i cannolicchi ed altri pesci. Si tratta degli effetti delle nuove norme che -precisa la Coldiretti- prevedono tra l’altro distanze per la pesca dalla costa a non meno di 1,5 miglia per le reti gettate sotto costa, che diventano 0,3 per le draghe usate per la cattura dei bivalvi, impedendo di fatto la raccolta di telline e cannolicchi. E’ importante l’avvio della procedura comunitaria per la richiesta di una deroga per salvare una tradizione gastronomica nazionale molto radicata, evitare gravi perdite economiche ai circa 1000 pescherecci coinvolti dove trovano possibilità di lavoro circa tremila persone, per i quali vanno individuate misure adeguate.
Le nuove norme peraltro, riducendo la produzione nazionale rischiano – continua la Coldiretti – di aggravare la già pesante dipendenza italiana dall’estero da dove arriva ogni anno circa il 60 per cento del pesce consumato a livello nazionale.”
Se la pesca è un’attività in crisi per il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, l’acquacoltura è in forte espansione ed è spesso invocata come la soluzione per procurare il pesce che serve ad una crescente popolazione mondiale.
Oggi l’acquacoltura è il comparto della produzione alimentare (di origine animale) con la crescita maggiore e fornisce il 43% del pesce per uso alimentare. La crescita è stata notevole sia per numero di specie allevate (il 97% delle specie allevate oggi (circa 430 specie, quindi) sono state addomesticate solo negli ultimi 100 anni) che per quantità di prodotto: i dati FAO affermano che dal 2000 al 2005 la produzione mondiale di acquacoltura è passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate (Mt) con un incremento del 34,65% che è stato maggiore per le specie d’acqua dolce (da 21,2 a 28,9 Mt: +36,32%) rispetto a quelle di mare (da 15,4 a 18,9 Mt: + 32,17%).
Purtroppo, in un crescente numero di casi le produzioni di acquacoltura sono ben lontane dall’essere sostenibili e possono causare una serie di impatti ambientali e sociali. D’altra parte, l’acquacoltura può contribuire in modo positivo alla produzione di alimenti.
Una soluzione sono alcuni sistemi particolarmente innovativi, come la IMTA (integrated multi trophic aquaculture, acquacoltura multitrofica integrata), la cosiddetta “acquaponica” e i sistemi integrati di coltura agricola (riso) e acquacoltura.
“Nell’ultimo decennio, l’acquisizione di conoscenze sulla biologia degli organismi acquatici di interesse per l’acquacoltura ha consentito di incrementare sensibilmente la produzione di pesci, molluschi e crostacei, sia in acque dolci che salmastre o salate. L’allevamento nazionale delle specie ittiche marine, pur essendo fortemente insidiato dalle produzioni provenienti da Grecia, Turchia e Nord Africa, sembra essere a tutt’oggi il ramo dell’acquacoltura con le migliori prospettive di sviluppo.
Questa situazione ha indotto gli esperti e gli studiosi del settore a rivolgere la propria attenzione a nuove specie di organismi acquatici. Relativamente a queste ultime, si ipotizza che nei prossimi due decenni potranno essere allevate circa 50 nuove specie.
Tra le specie che recentemente hanno attirato l’interesse degli allevatori e dei ricercatori sono da ricordare l’ombrina (Umbrina o Sciaena cirrosa) e l’ombrina boccadoro (Sciaena aquila).”
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